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@TheRabbitProject in Wired Italia

~ this article originally appeared in Wired Italia on April 17, 2015 ~

NELLA TANA DEL BIANCONIGLIO CON IL RABBIT PROJECT

Il coniglio è l’animale fifone per eccellenza e tutti ogni tanto lo siamo: se vuoi farti conigliare, con una maschera è più facile mostrare quel lato al mondo

The Rabbit Project

And if you go chasing rabbits, and you know you’re going to fall
~ Jefferson Airplane (Grace Slick, 1967)

Da un bel po’ di tempo, mi trovavo in piena notte, viso illuminato dal mio iPhone mentre stavo ricorrendo il bianconiglio. Alice non lo sono mai stata. Invece sono stata a caccia di un profilo di Instagram @therabbitproject che comprende solo dei ritratti di persone mascherate da coniglio. Più da lepre che da coniglio, la maschera è un po paurosa e riesce a nascondere e trasmettere personalità nello stesso momento. Infatti, ho notato quando cliccavo su e giù, che la maschera riesce a dare un aspetto nuovo ad ogni soggetto. Ma chi è questo coniglio?  Ero fissata, dovevo trovarlo e finalmente ho scovato il bianconiglio a Milano…

The Rabbit Project

Che cos’è TheRabbitProject? Di che cosa si tratta? Il progetto nasce a giugno 2014 per scherzo tra quattro amici e colleghi col pallino per i social e la fotografia: Antonio TardioMichele NicolettiGabriele Infranca e Alessandro Timpanaro – questi ultimi anche fondatori del sito Collater.al, un collettivo di creativi e appassionati di cultura della comunicazione.

“Decidiamo di acquistare una maschera per un compleanno e scattiamo le prime quattro fotografie durante una pausa pranzo. Tornati in studio decidiamo subito di creare un profilo Instagram, un Tumblr e una pagina Facebook del progetto”, raccontano.

The Rabbit Project

Se dovreste descrivere la personalità del coniglio, direste che si appropria di quella della persona in maschera? O la trasforma?

“L’idea è quella di giocare con l’idea di identità sul web, sull’alter ego, sul raddoppiamento e la realtà virtuale che ci consentono di entrare in rapporto ed in rapporti nuovi con personalità diverse e con diversi aspetti della nostra personalità”.

Una personalità che quindi diventa multipla, ibrida, creativa.

“Nel progetto siamo tutti conigli, indossiamo tutti la stessa maschera, ma siamo tutti diversi, la interpretiamo le facciamo assumere espressioni differenti. Tra Pirandello e web 2.0. Un monologo a più voci. Potremmo continuare a sproloquiare per ore su tutto questo…”

The Rabbit Project

Per pura coincidenza, il primo post del Rabbit Project è il giorno del mio compleanno: taggato con #weeklyfluff, sembra che il profilo sia iniziato come un gioco. Ancora lo è? C’è un motivo, un obiettivo, uno scopo?

“È iniziato tutto per gioco, un po’ ancora lo è e lo sarà per sempre. Non abbiamo un obiettivo preciso, ma stiamo vagliando qualche opportunità per dare anche un volto più commerciale al progetto”.

Su Instagram ho visto maschere di unicorni, volpi, orsi… Come mai avete scelto un coniglio? È un mascotte di Collater.al?

“No, non è una mascotte, è più un modo di essere, il coniglio è per eccellenza l’animale fifone, e tutti ogni tanto (o spesso) lo siamo. Abbiamo sentito il bisogno di mostrarlo al mondo quel lato, anche se coperto da una maschera”.

L’abbiamo visto a Milano, Venezia, Messina…. Il rabbit ha mai viaggiato fuori dall’Italia?

“Abbiamo uno scatto realizzato a Rio de Janeiro, ma di sicuro ci piacerebbe vederlo in pianta stabile in America: lo immaginiamo scattato a Dumbo a NYC, sulle spiagge di Los Angeles, o con Elvis a Las Vegas”.

The Rabbit Project

Oltre ad un Instameet, come si può fare parte del progetto?

“Basta contattarci singolarmente o via mail. A Milano e in Sicilia è più facile, ma noi viaggiamo spesso e in valigia ce lo portiamo sempre”.

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